di Carlo Rossetti. Foto: Archivio “Museo Casa di Zela”
marzo 2026
Finalmente è finita la guerra e tutte le cose sembrano ritornare al loro posto. I personaggi della vita quarratina rioccupano la ribalta paesana e rinasce come per incanto il nostro ambiente contadino, semplice e autentico, in cui tutti possiamo riconoscerci. Anche l’aspetto della vita artigianale e industriale ha un impulso e un’espansione nuovi. Pure gli animali si riappropriano del territorio, dopo che per lungo tempo erano stati nascosti a causa del brutto “vizio” dei tedeschi di fare razzie. E così asini e cavalli con i loro barocci si inseriscono nel frastuono paesano completando, insieme agli automezzi, l’aspetto visivo e sonoro di Quarrata. Bello rivedere durante la vendemmia il passaggio di tini, sui quali ci sono ragazzi in attesa dell’arrivo alla cantina, per iniziare la piacevole operazione della spremitura. La Ditta Lenzi, il massimo complesso industriale del la nostra città, ha ripreso il proprio lavoro che assorbe un nutrito numero di operai. Oltre a questa, altre ditte importanti, Mantellassi e Lunardi, hanno riaperto i battenti. Tutto intorno è un fiorire di nuove e piccole imprese artigiane che si occupano soprattutto di mobili tappezzati.
Anche la religione può finalmente dar vita alle sue cerimonie esterne, dove Processioni, Festa del Perdono e Festa delle Quarantore, si alternano soprattutto nelle frazioni.
Il Cinema e il Teatro hanno già da tempo rifatto la loro riapparizione nella sede dell’ex Circolo Umberto Primo, dove è possibile vedere i film americani di grande successo.
La Banda Comunale si è ricostruita con l’aiuto di appassionati e degli stessi musicanti, e specie nel periodo estivo non c’è festa di qualche paese o città limitrofi, che non abbia nel suo programma, un concerto della nostra Banda Comunale. Alla direzione è ritornato il Maestro Raffaello Dori, in assoluto il Direttore che più di altri, ha legato il suo nome al nostro Complesso Bandistico.
Viene ricostituita inoltre l’A.C. Quarrata, una compagine calcistica che prenderà il nome di “Squadrone” per il fatto di annoverare tra i suoi giocatori, elementi provenienti dalla serie A, momentaneamente in attesa di rientrare nelle squadre di appartenenza. Ed è un piacere ricordare il nostro concittadino Bruno Cappellini, proveniente dal Genova, Luigi Spadoni del Bologna, Aldo Querci della Pistoiese, oltre a Silvano Grassi e Silvio Confanolieri. Anche l’ex Nazionale Mario Pizziolo entra a fare parte della nostra squadra come allenatore. Credo che quello sia stato il momento più alto della vita della nostra squadra di calcio.
In un clima di benessere che piano, piano si sta ritrovando, prendono corpo le fazioni politiche e cominciano i primi scontri verbali, che fortunatamente non hanno altre conseguenze. Bello è vedere in tempo di elezioni, il via vai di coloro che, in nome della propria idea politica, si danno daffare su e giù per il paese nell’intento di attaccare manifesti e grandi striscioni inneggianti al loro partito. La politica naturalmente è all’ordine del giorno. Anch’io ne sento parlare dalla mattina alla sera, trovandomi alla testa di un gruppo di sterratori che a Montemagno devono sbancare un terreno per l’allargamento della strada. Il mio compito è quello di sorvegliare più che di dirigere, ma soprattutto è quello di riportare la calma quando gli animi, parlando di politica, si accendono troppo. Per la cronaca, va detto che Montemagno in quel momento ha una forte militanza cattolica e quindi un’ideale appartenenza alla Democrazia Cristiana, in confronto a una minore preponderanza della sinistra. Partendo da qui, le discussioni fra “maggioranza” e “opposizione” non mancano mai, soprattutto perché tra i lavoratori che devo dirigere, c’è Fiorello Bartolomei, meglio conosciuto come il Sindaco di Brana, paladino delle istanze comuniste, sempre pronto a sostenere il suo punto di vista con un vernacolo decisamente verace. Puntualmente, tutti i giorni, si può contare sui suoi appassionati interventi. Comunque, in queste “tribune politiche” c’è da riscontrare, oltre un notevole rispetto delle parti, più divertimento che astio fra i contendenti.
Insomma, un mondo e un modo di vivere completamente diverso, rispetto a oggi, dove tutto sta peggiorando. Ci eravamo abituati a non pensare più alla guerra, eppure dopo più di ottant’anni, questa parola è tornata di gran moda, quando invece andava rimossa per sempre da qualsiasi vocabolario.





