Carlo Ruben Cappellini – ritratto di un amico

Carlo Ruben Cappellini – ritratto di un amico

Introduzione: Massimo Cappelli. Articolo: Alessandro Pratesi

giugno 2021

 

Anche se ci vedevamo di rado perché era tutto casa e lavoro, Carlo per me era come uno di quei parenti ai quali sei orgoglioso di essere legato. Per Carlo, grazie alle sue grandi qualità personali, non potevi che provare un grande affetto e una grande stima. Chi lo ha conosciuto bene sa che il rapporto andava oltre l’amicizia. Questo per la sua grande disponibilità, l’interessamento in prima persona ad offrire aiuto e conforto a tutti nel momento del bisogno, come se con tutti avesse un legame speciale. Credo che non lo rammenteremo mai come “il povero” Carlo, perché lui, povero, non lo è mai stato, ha sempre avuto qualcosa da dare, un suo suggerimento, un suo consiglio e anche una sua critica hanno sempre contribuito a migliorare un progetto, un lavoro, un’idea, o anche un singolo pensiero. Per Carlo Ruben Cappellini la comunità era, senza alcuna retorica, una grande famiglia e lui era orgoglioso di farne parte. Abbiamo chiesto ad Alessandro Pratesi, suo carissimo amico e collega, di ricordare Carlo; è venuto fuori questo meraviglioso, struggente pezzo che vi consiglio di leggere.

Che diremo stanotte all’amico che dorme?

Così inizia una straordinaria poesia di Cesare Pavese, dedicata all’amico che ha iniziato il lungo viaggio senza ritorno. Poi, una struggente sequenza di versi, che dipingono, con meravigliose pennellate, il senso di vuoto profondo e di smarrimento, di quella lacerazione che non trova consolazione…

La parola più tenue ci sale alle labbra

dalla pena più atroce. Guarderemo l’amico,

le sue inutili labbra che non dicono nulla,

parleremo sommesso.

La notte avrà il volto

dell’antico dolore che riemerge ogni sera

impassibile e vivo. Il remoto silenzio

soffrirà come un’anima, muto, nel buio.

Parleremo alla notte che fiata sommessa.

Udiremo gli istanti stillare nel buio

al di là delle cose, nell’ansia dell’alba,

che verrà d’improvviso incidendo le cose

contro il morto silenzio. L’inutile luce

svelerà il volto assorto del giorno. Gli istanti

taceranno. E le cose parleranno sommesso.

Molto, dal 1982, io e Carlo abbiamo condiviso, come colleghi e, prima ancora, come amici. Quante volte abbiamo parlato delle troppe ore, giorni, mesi e anni sprecati in adempimenti assurdi e scadenze folli, senza che, all’esterno, un impegno così grande fosse percepito. Una settimana di lavoro fatta di sette giorni, con la stagione più bella – la primavera – (non) vissuta fra mura anguste. Spesso anche a notte inoltrata, a finestre aperte, in compagnia del frinire dei grilli e del gracidare delle rane che salivano dal greto del torrente. Chi conosce la nostra professione sa bene quello che intendo, e spesso ci proponevamo di impedire che fosse rubato altro tempo ai nostri affetti, senza mai riuscire, però, a invertire la rotta. Parlavamo spesso di quanto sia caduca la vita, di come, all’improvviso, tutto avrebbe potuto interrompersi, senza possibilità di ritorno. Eppure, abbiamo continuato sempre con lo stesso impegno, senza mai risparmiarci e, purtroppo, sempre più disillusi. Così riflettevamo anche pochi giorni prima che iniziasse il suo calvario. Dopo non ho più sentito la sua voce. Continuerò a parlarti, però, Carlo carissimo, occupando anche quello spazio che prima era tuo. So che mi ascolterai, da un luogo che non conosco e che voglio immaginare finalmente sereno. Troppo presto te ne sei andato e, con te, si chiude il capitolo più lungo del libro della mia vita. Quella delle esperienze comuni, con te e gli amici che, come me, ora si interrogano smarriti. Senza di te siamo davvero più soli.

Carlo merita di essere ricordato prima di tutto con il cuore. Avrei potuto iniziare facendo “cronaca”, raccontando che era iscritto all’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Pistoia, che era giornalista – pubblicista, animatore della vita culturale di Quarrata, che la sua presenza era costante nelle iniziative a scopo umanitario, culturale e sportivo. Una personalità poliedrica, profondamente disponibile e che ha lasciato nella comunità un vuoto profondo. Ho preferito, però, che parlassero i sentimenti e le emozioni. Quello che, alla fine, davvero conta. Rimane, però, una nostalgica, commossa consolazione: nessuno muore su questa terra finché il suo ricordo vive nel cuore di chi resta. 

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