La Giunta anomala di Quarrata

La Giunta anomala di Quarrata

di Giancarlo Zampini

dicembre 2009

La città di Quarrata è salita alla ribalta della cronaca nazionale in più occasioni: ricordiamo l’incendio della ditta Lenzi, oltre 500 dipendenti, andata completamente distrutta, con un notevole danno per la produzione di mobili imbottiti e complementi d’arredo. Poi Don Flori, detto “Sbarra”, parroco di Vignole, che compose “Biancofiore” inno della Democrazia Cristiana. Ma in questo numero di NoidiQua intendiamo portare all’attenzione dei quarratini (e ricordare ai più giovani), cosa accadde 20 anni fa al “palazzo”.

Il riferimento va all’amministrazione comunale di quel tempo di cui raccontiamo alcuni episodi non per fini politici, ma solo come fatto di cronaca, ricordando quando alla guida della città si insediò una “Giunta anomala”, forse la prima alleanza fatta in Italia fra Partito Comunista e Democrazia Cristiana. La nazione intera si scandalizzò! Erano i tempi della prima Repubblica, il muro di Berlino tentennava (sarebbe caduto il 9 novembre del 1989) gli schieramenti più numerosi si chiamavano ancora Partito Comunista, Democrazia Cristiana, Partito Socialista, Movimento Sociale Italiano, Partito Repubblicano, Partito Liberale. In quel tempo a Quarrata l’amministrazione comunale era governata da una coalizione composta da comunisti e socialisti con il sindaco Carlo Cappellini, imprenditore del settore salotti, che aveva preso il posto della collega Rosita Testai, primo sindaco donna della “Città del mobile”. La Testai, dimessasi come prevedeva la legge perché candidata alle elezioni politiche, aveva lasciato il posto a Cappellini; i più dicevano che avrebbe ripreso il proprio ruolo se non fosse stata eletta al parlamento, ma le cose non andarono proprio così in quanto Rosita Testai non diventò onorevole ma non ricoprì più la carica di sindaco.

Intanto la giunta andò in crisi, il sindaco Cappellini fu sfiduciato nacque un governo istituzionale di minoranza – la “Giunta dei ragazzi” – così fu chiamata la squadra capitanata dal sindaco Stefano Marini composta da consiglieri molto giovani. Durò poco anche questo governo che non aveva i numeri sufficienti per garantire continuità. Il comune fu allora commissariato da parte del Prefetto che inviò a Quarrata il funzionario Dott. Convissuto, che rimase in carica fino alle inevitabili elezioni.

La caduta di Marini fu determinata dalla momentanea alleanza in consiglio comunale fra Democrazia Cristiana e Partito Socialista, vogliosi di andare al voto, con la convinzione di fare fuori i comunisti. Il risultato elettorale partorì i numeri necessari perché questa alleanza diventasse di governo, ma iniziò una lunga discussione su chi doveva ricoprire il ruolo di sindaco e su come comporre la giunta. Il tira e molla fu lungo, la posizione socialista – sicuramente autolesionista -portò alla rottura, facilitando l’accordo “anomalo”. Per la cronaca ricordiamo che la campagna elettorale di quell’anno fu quasi interamente svolta presso TV Quarrata dello scomparso Luciano Michelozzi: chi scrive ospitò per trenta giorni i rappresentanti di tutti i partiti e fece da moderatore agli innumerevoli dibattiti.

Sempre per fedeltà di cronaca ed imparzialità, riportiamo un articolo pubblicato dal quotidiano “La Repubblica” il 20 agosto 1989.

PISTOIA. Spaccatura ufficiale nel Pci pistoiese. Da una parte i comunisti di Quarrata, guidati dall’ex sindaco Stefano Marini, che dal maggio scorso considerano la Dc l’unico alleato possibile per una maggioranza ed il Psi un interlocutore inaffidabile. Dall’altra i vertici provinciali e regionali del partito, che giudicano fuori dal mondo una giunta anomala Dc-Pci nel comune toscano e minacciano Marini di espulsione. Venerdì notte, il comitato federale, cui spetta per statuto la ratifica degli accordi di governo nei comuni con più di 20 mila abitanti, ha provato ancora a convincere i ribelli di Quarrata: nel documento finale, un nuovo invito a riprendere le trattative con i socialisti; e il disconoscimento dell’intesa con la Dc che i quarratini vorrebbero concretizzare lunedì prossimo, eleggendo il nuovo sindaco. Ma i comunisti di Quarrata non sembrano disposti a cambiare idea: <<Non vedo perché dovremmo incontrare i socialisti>> ha replicato l’ex sindaco Marini <<visto che, per ben due volte, hanno rifiutato l’incontro. Non temo l’espulsione dal Pci, è un provvedimento ingiustificato: la nostra intesa con la Dc corrisponde al programma che noi comunisti ci eravamo proposti prima delle ultime elezioni>>. Gavino Angius, il responsabile di Botteghe Oscure per gli enti locali, è intervenuto ieri con decisione contro l’ipotesi di questa giunta anomala che è una vera e propria sfida al nuovo corso di Occhetto: ha contestato al consiglio federale di non aver assunto una posizione più decisa nei confronti dei compagni ribelli, con l’invito a dire un’ultima parola, nella riunione di domani. Sull’accordo con la Dc ha detto Angius <<ora il giudizio politico dovrà essere netto e preciso. E, una volta per tutte, negativo.>> Il Pci quarratino giudica inaffidabile il Psi locale? <<Mi sembra che lo abbia pregiudizialmente escluso. In realtà>> ha aggiunto l’esponente comunista <<è tutto il Psi nazionale ad attraversare una fase di pendolarismo fra Dc e Pci nelle giunte locali. A Quarrata succede come altrove. Sta all’iniziativa politica del Pci mettere in evidenza l’ambiguità socialista, in un quadro però di iniziative politiche a sinistra. Questo>> assicura Angius <<non deve significare un azzeramento generale delle alleanze con la Dc, ma la verifica caso per caso di precisi elementi di razionalità politica. Che ci sono a Palermo, per esempio. Ma non a Quarrata>>.

Alla fine l’ebbe vinta Stefano Marini diventando sindaco supportato dai comunisti di Quarrata ma non da quelli di Pistoia; così la Giunta anomala fece il suo ingresso in municipio. I poteri forti del partito Comunista e Partito Socialista pistoiesi non sapevano dove sbattere la testa: i compagni quarratini andarono avanti per la propria strada in barba a tutti i richiami che ogni giorno diventavano più insistenti. Oggi qualcuno direbbe che si erano messi d’accordo Peppone e don Cammillo, ma nella realtà le cose non andarono proprio così. A distanza di vent’anni bisogna riconoscere che i politici quarratini di quel tempo videro più lontano degli altri, unendo le forze più rappresentative del territorio. Stefano Marini non lascerà la poltrona di sindaco fino al maggio del 2002… ma i “bisogni” degli ex democristiani e degli ex comunisti favoriranno futuri ricompattamenti, prima con l’Ulivo, poi con il Partito Democratico. E’ storia di questi giorni!

Intanto è cambiato tutto il panorama politico nazionale con tante aggregazioni, sia in chi governa che nell’opposizione, con il risultato che si litiga più di prima. Comunque, direbbe un esperto di matematica, invertendo i fattori il risultato non cambia: politicamente i passi fatti in avanti sono stati tanti, ma il minestrone è sempre lo stesso.

Concludendo: della “Giunta anomala” troviamo doveroso ricordare alcuni componenti che non ci sono più, che la gente non ha dimenticato: su tutti Marco Colligiani dell’allora PCI e Pier Giorgio Giacomelli della Democrazia Cristiana. 


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