Luciano “L’Indiavolito” Lunardi

Luciano “L’Indiavolito” Lunardi

di Massimo Cappelli

marzo 2021

“Non ti mettere in cammino, se la bocca un sa di vino

Per fare questo ricordo dell’Indiavolito, al secolo Luciano Lunardi, abbiamo invitato in redazione la figlia Giada, Franco Oreti, frequentatore del “Bar del Chiuso” di qualche anno fa, e Luciano Colligiani, il barista. Come scoprirete ne è venuto fuori un bel ricordo perché Luciano era una bella persona, genuina e semplice. Ma semplice non vuol dire insignificante, perché nella sua semplicità era un personaggio significativo, dal carattere calmo e flemmatico, che poteva però diventare reattivo e diretto: non te le mandava certo a dir dietro, ma lo faceva con estremo senso pratico, con molta calma e positività, ogni sua azione o considerazione manifestava la sua profonda bontà e una propensione a provocare un sorriso in chi lo ascoltava. Era sicuramente una persona di altri tempi, questo veniva fuori anche dall’aspetto: dai suoi baffoni lunghi e incolti, e dalla inflessione dialettale tipicamente Burianese. Ho conosciuto Luciano verso la metà degli anni Settanta grazie alla nostra passione comune per la moto fuoristrada, lui aveva un SWM ed io un Aspes Hopi, quasi tutte le domeniche, a decine, andavamo su per il crinale del Montalbano. Pare che il suo soprannome derivi da una sua continua, quanto ingenua, imprecazione.

Franco Oreti ci racconta quanto Luciano fosse persona di grande cuore, prestandosi spesso e gratuitamente a tutti gli amici, per fare favori. Poi prosegue con un episodio da dove si evince la sua grande calma: «Portava sempre i pantaloni calati in vita, anzi, proprio sotto il bacino come li portano oggi i ragazzi. Una sera, al banco del bar mentre prendeva il caffè, qualcuno gli tirò giù goliardicamente i pantaloni, ma lui non si scompose, per non dare soddisfazione all’autore del gesto e per far ridere tutti, finì con calma di prendere il caffè con i pantaloni in fondo ai piedi e con i boxer a mezzo tiro, rimise la tazzina sul banco e rivolgendosi a quella persona esortò in puro burianese: “ismettila”. La stessa espressione la usava, restando fermo e impassibile, quando qualcuno gli faceva la mossa di attacco alle sue parti basse».«Luciano» prosegue Franco «era un grande bongustaio, i ristoranti prediletti erano “Il mago Tinti” a Case Marconi, “Il Signorino” e il “44° Parallelo”sulla Porettana. Per quanto riguarda le portate e le porzioni non c’erano problemi, poiché si faceva lasciare il vassoio, ma giunti al dolce, soprattutto quando arrivò la cucina gourmet dove si dava più importanza alla qualità che alla quantità, chiedeva al cameriere il motivo della porzione così piccola, e se mai avesse avuto una telefonata dal suo medico. Ma l’Indio, era anche un discreto cuoco, soprattutto per il Motoclub Quarrata del quale ne è stato anche socio fondatore. La sua specialità però rimangono sempre le bisteccate sul Montalbano, sopra San Busceta, dove dava il meglio di sé».«Era un amante del buon vino» continua Franco. «Infatti a “La Villa” per un settembre quarratino, dove si poteva mangiare e soprattutto bere grazie ad una esposizione di vini, avevo preso io vino in abbondanza per entrambi, insieme al mio panino, per cui gli dissi di non prenderne ancora. Lui rispose di non preoccuparmi e che anche se avevamo due fiaschi, il vino non sarebbe andato sprecato».

Ci racconta Luciano Colligiani: «L’“Indiavolito” era un grande appassionato di motori, di corse in auto e soprattutto di moto; ma non amava il calcio». Ci racconta anche di uno scherzo fatto a sua moglie: «Un giorno Manuela mi chiese se al bar avessimo uova da vendere, siccome era il periodo pasquale e mi ricordai di aver visto in magazzino delle uova fatte di confetto durissimo ma dal colore preciso a quelle vere, le andai a prendere e le portai a Manuela facendogliele pagare un decimo del loro valore, al pari delle uova di gallina. L’Indiavolito, in seguito mi raccontò ridendo con le lacrime agli occhi, che la frittata (o il dolce non mi ricordo) non la mangiarono quella sera. Anzi si ruppero anche dei piatti a forza di provare ad aprire le uova». «Il suo saluto» prosegue l’ex barista «era unico e particolare: non “ciao grande” o “ciao bello” ma… “oh Marango” evocandosi probabilmente ad un vecchio personaggio di Quarrata non proprio del tutto centrato. Altro soprannome dell’ Indiavolito era “Timoteo”, mutuato dal fumetto di Braccio di Ferro, questo per la conformazione delle braccia forti e del busto imponente. Frequenti erano anche le lotte “fra Titani” con Patrizione Tofani (altro personaggio che prima o poi racconteremo ndr) al quale toccava il più delle volte soccombere e andare per terra». «Alle cene del Motoclub,» racconta ancora Luciano Colligiani «nella casa Baldi Papini sulla via di Buriano, sono state fatte tante cene con l’ Indiavolito ai fornelli (o al grande focolare). Dopo la cena, quando cuoceva le frugiate, alle quali a fine cottura va spruzzato sopra del vino rosso, lui usava una maniera tutta sua: annaffiava direttamente le castagne spruzzando il vino dalla bocca, diceva che venivano più saporite. Le sue cene erano squisite ma non si doveva prestare attenzione a ciò che c’era intorno, della serie: quel che non ammazza, ingrassa!» Colligiani conclude: «Aveva un pezzo di terra e una volta cadde da uno ulivo, si fece piuttosto male, proprio… “sotto”, a chi gli chiedeva cosa avesse fatto vedendolo camminare a gambe larghe, rispondeva, “nulla, mi sono rotto solo i coglioni a forza di prendere le olive!”»

La figlia Giada ricorda il babbo come una persona solare e gioiosa: «Le negatività se le faceva scivolare di dosso, è stato sempre presente. L’amore di un padre per una figlia è indescrivibile e nel nostro caso anche contraccambiato. Nelle discussioni con la mamma diceva: “Signore è troppo buona, riprenditela te, che io non me la merito”. Come era fuori era anche in casa».

Luciano Lunardi, per tutti l’Indiavolito ha lasciato la sua famiglia e i suoi amici di sempre (ultimamente il ritrovo era all’officina di Ivan Bellini) il 31 agosto 2017 a settantadue anni. A me piace immaginarlo da qualche parte, in una radura simile a quella della Torre di Sant’Alluccio sul Montalbano, sotto un cielo blu con poche, bianche, nuvole di gommapiuma sagomate da lui, dove nei giorni di bel tempo gira con la sua moto fuoristrada. Ma quando piove tira fuori la sua Alfasud verde. Ciao Marango.

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