Nuove ipotesi sul toponimo di Barba

Nuove ipotesi sul toponimo di Barba

di Daniela Gori

settembre 2020

E’ stata la passione di Tiziano Chiti e Roberto Fabio Cappellini per le ricerche genealogiche a portarli a scoprire l’origine del nome, piuttosto singolare in effetti, della frazione quarratina di Barba. I due, originari appunto di Barba, di lavoro fanno tutt’altro, ma nel tempo libero l’interesse che condividono per le ricerche storiche li ha spinti a curiosare tra antiche “carte”

Come raccontano loro stessi nel testo che hanno redatto, si tratterebbe di una ipotesi, peraltro documentata ampiamente. Tiziano e Roberto avevano scoperto accidentalmente, di essere biscugini, nonché entrambi discendenti delle persone protagoniste della storia di Barba. Da lì, la continua ricerca li ha portati a scoprire che solo dal XVI secolo, sulle carte topografiche della zona fra Pistoia e Quarrata appare, su quella che si chiamava la “Strada Maestra da Firenze a Pistoia”, una località dal curioso nome di “Barba di Cacio” o “Podere Barba di Cacio”. Ecco perché poi, successivamente, la zona prenderà il nome semplicemente di “Barba”. «Le cartine storiche pubblicate sul sito istituzionale della Regione Toscana nella sezione CASTORE (Catasti storici regionali) riportano il nome di Barba di Cacio almeno fino al 1807; dal 1820 si passa ad identificare la zona semplicemente come Barba. Secondo tali carte il toponimo si riferisce alle case che si trovano sull’intersezione fra le attuali via Statale e via di Brana. Nel XVI secolo viveva nella zona un certo Gio. Maria di Biagio di Ventura di Rufino Cappellini», scrivono Tiziano e Roberto. «Gio. Maria era detto “il Barba”, mentre suo padre, Biagio, era conosciuto come “Cacio”. Gio. Maria Cappellini era quindi “il Barba di Cacio”»

Il Toponimo, quindi potrebbe derivare dal soprannome di una persona che ha abitato nell’edificio indicato nei secoli passati come “Barba di Cacio“, attorno al quale si è poi sviluppato l’abitato del Barba. L’esistenza di questa persona è provata in vari documenti, compresi i registri parrocchiali della Ferruccia dove, nel marzo 1580, è stata registrata la sepoltura di un certo Giovanmaria di Chacio Cappellini, ma ancora più chiarificatore è stato l’atto di morte della moglie di costui, dove si dice appunto che il marito Giovanmaria era proprio detto Barba. Da ulteriori ricerche poi Tiziano e Roberto hanno avuto la conferma che Barba di Cacio risiedeva nella terra denominata, come spesso accade per i toponimi, con il suo nome, e che ha continuato per un paio di secoli dopo la sua morte, a essere conosciuta come “Barba di Cacio” e successivamente solo “Barba”, «zona che potrebbe aver preso il suo nome da questo suo primo (o quasi) abitante», scrivono i due ricercatori per hobby. «Del resto le mappe dimostrano quanto poche fossero le abitazioni nella zona anche due secoli più tardi»

Ma i nostri appassionati di ricerca genealogica non hanno ancora smesso di “frugare” tra i vari documenti, per capire da dove provenisse il Barba figlio di Cacio: «Il lavoro, quindi la ricerca», dicono Tiziano e Roberto, «è sempre in svolgimento, sia, per dirla con Guccini “perché la materia di studio sarebbe infinita”, sia perché la ricerca genealogica è una passione: quando si giunge a trovare un lontano antenato, oltre il quale si pensa di non poter andare, si cerca sempre di andare comunque oltre, di trovare coloro che ci hanno preceduto in tempi sempre più remoti… Che in un certo senso è come rendere a queste esistenze inghiottite dall’oblio del tempo, un po’ di vita».

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