Pasticceria Bercigli

Pasticceria Bercigli

di Massimo Cappelli

giugno 2012

Pasticceria Bercigli, interno. Da sx: Giorgio Bercicli, Marcello Bercigli e sua moglie Elia

Se altri bar erano il ritrovo di tutti i giorni, la “Pasticceria Bercigli” poteva essere considerato l’appuntamento del sabato e della domenica, il salotto buono di Quarrata dove tutti si ritrovavano dopo le tre Messe: alle 8,30, alle 10,30, o dopo l’ultima delle 12,00. La consumazione classica erano le deliziose sfogliatine con la marmellata e le tartine con uovo sodo, oliva e maionese. Tante erano anche le Mantovane, che i clienti prenotavano nel giorno di festa; pensate che venivano a comprarle addirittura dalla montagna pistoiese o comunque da svariati chilometri di distanza da Quarrata. Ci è sembrato doveroso parlare di una pasticceria citata sulla Guida Veronelli e abbiamo invitato in redazione Giorgio Bercigli.

Giorgio, raccontaci la storia di Marcello e dell’Elia. Ricordo che Marcello stava poco dietro al bancone, era quasi sempre in laboratorio, mentre tua mamma serviva con la sua sobria, ma acuta ironia.

Si. (sorride) Mamma era una grande intrattenitrice, molto adatta a stare al pubblico. Tu fai riferimento alla pasticceria di Via Trieste, ma in realtà la storia inizia molto prima, già dagli anni venti, con il mio nonno, in una bottega accanto al “Bianchi”, l’attuale Bar Grazia. Dal ’46, il babbo e la mamma presero in gestione l’attuale Bar Moderno “la Pipiona”. Solo dopo una decina di anni, sopraggiunta la morte del nonno nel ’58, dettero vita alla pasticceria di Via Trieste, forse quella che tutti ricordano. Dopo dieci anni di vita da bar, il babbo aveva concepito un locale dove prodotto e servizio facessero da padroni, senza gioco di carte, senza fumo di sigarette. Infatti, oltre alla vendita diretta e alla consumazione dei nostri prodotti in pasticceria, rifornivamo diversi bar o generi alimentari della zona. Questo fino all’inizio degli anni ’70, quando mio padre fu operato di cuore in America, una delle prime operazioni con l’applicazione di quattro by-pass, un metodo allora da noi sconosciuto. Dopo l’operazione, ci dedicammo solo alla pasticceria con la vendita delle Mantovane, il nostro prodotto di punta, ma anche biscotti, “befane” e quant’altro. Il locale però è stato persino un punto di ritrovo per cacciatori, essendo mio padre il presidente dell’associazione, si è portato dietro tanti clienti dal Bar Moderno… Quante conversazioni ho sentito riguardo l’addestramento dei cani, o al canto degli uccelli da richiamo, piuttosto che a quanti “morti” fatti nell’ultima battuta.

Ho sempre visto la “Pasticceria Bercigli” come un locale di aggregazione culturale…

Vero e forse la scelta di non voler “far bar” ha portato una clientela più selezionata, alcuni, migrati anche dalla chiusura del Bar Testai: per esempio, Carlo Rossetti e Millo Giannini, collegati all’arte (anche all’arte di prendere in giro). Luciano Michelozzi con le sue barzellette e i giochi di prestigio, Quinto Tarocchi e il teatro, Marino Lunardi, meglio conosciuto semplicemente come Marino “il muratore” e, come spiegavo sopra, molti cacciatori e tanti altri personaggi. Però, è indubbio che la nostra grande fortuna, per molto tempo, è stata legata allo stabilimento Lenzi che aveva il suo ingresso ovest proprio davanti al nostro locale, dove adesso c’è il Polo Tecnologico. La ditta aveva centinaia di dipendenti e molti erano nostri clienti per le colazioni o le merende. Ricordo la miriade di biciclette e motorini all’ingresso della fabbrica.

Foto a dx. Pasticceria Bercigli (oggi Bar Trieste). Anni ’60.

Quando è avvenuto il passaggio di testimone?

Ho sempre lavorato in pasticceria, come mio fratello Mario quando era universitario, ora come saprai, fa l’avvocato. Fra l’altro devo dire che gran parte dei successi dell’attività sono dovuti anche a lui; Mario stava più con nostro padre ed io invece al bancone con la mamma. Nel ’74 i miei decisero che potevo continuare con le mie forze e per un quarto di secolo, fino al 2000, ho portato avanti la pasticceria. Nel ’76, dopo il matrimonio, è entrata a lavorare con me, anche mia moglie Luisa (figlia di Sidone Bini, altro personaggio storico di Quarrata n.d.r.). Devo dire che il lavoro di pasticcere è molto gratificante, ma molto faticoso a causa delle innumerevoli notti insonni e quindi, anche per me arrivò il momento di cambiare lavoro, in quanto la fatica aveva preso il sopravvento.

La più bella soddisfazione?

Sicuramente mi ha fatto piacere l’essere stato citato, negli anni ’80, nella guida Le cose buone di Veronelli, ma ancor di più, mi fa piacere incontrare tutt’oggi persone che, magari non si ricordano come mi chiamo, ma rammentano bene i miei prodotti: la sfogliatina con la nocciola, la Mantovana e tutti gli altri.

Non c’è niente di eterno, però la “Pasticceria Bercigli” (e non “Bergigli” come molti pensano) ha contribuito a scrivere un pezzo di storia quarratina. È rimasta sicuramente nei ricordi di molti e ci ha permesso, attraverso di te, di raccontare questa bella storia. Forse tutto non abbiamo detto, ma sono convinto che questo articolo aiuterà il lettore a ricordare meglio. Abbiamo dato il per attingere dalla memoria, una storia di QUA. Grazie Giorgio.

Grazie a te!

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